26 dicembre 2010

Copyright nel 21esimo secolo

In un’articolo pubblicato in prima pagina su ilfattoquotidiano.it Federico Mello descrive i cambiamenti recenti all’interno dell’industria discografica, suggerendo che le attuali modalità di distribuzione e i prezzi bassi renderebbero, contrariamente a 10 anni fa, la “pirateria” ingiustificata. Seguono i miei pensieri basati su un commento che ho fatto all’articolo.

Nell’ambito della codivisione di file, il punto cruciale che spesso non viene colto è l’assoluta arretratezza e inadeguatezza dell’attuale normativa sul copyright. La quale non fa assolutamente gli interessi della collettività, come dovrebbe e come probabilmente faceva un tempo: fino all’800 violare il copyright significava possedere una tipografia che stampava materiale di cui non si avevano i diritti (c’è poi da dire che le prime leggi in materia sono nate per ragioni assai meno nobili, ma questo è un’altra storia...). Sta di fatto che ora il copyright fa invece quasi esclusivamente gli interessi delle multinazionali dell’entertainment e di pochissimi artisti che di certo non rischiano di morire di fame.

Diritti esclusivi per 70 anni (negli Stati Uniti 70 anni dopo la morte dell’artista) sono un lasso di tempo ridicolo. È davvero raro che i piccoli artisti, quelli per i quali è più importante assicurare un ritorno di investimento, riescano a guadagnare qualcosa dalle loro creazioni per più di una decina d'anni.

La metafora del furto non funziona. Se io ti rubo una mela, te non la hai più. Se io invece ti “rubo” una canzone, la abbiamo entrambi, non è una cosa fantastica?! Dicono che rubiamo un possibile profitto all’artista, il che, in particolare per piccoli artisti, potrebbe non essere così vero (diventando più conosciuto potrebbe finire per guadagnarci). Ma soprattutto, chi lo dice che colui che ha creato un’opera d’arte ha moralmente diritto a una ricompenza ogni volta che qualcuno ne usufruisce, e quanto dovrebbe essere questa ricompensa? quanto vuole lui? o altrimenti chi lo decide? Se io racconto a delle persone una storia che mi sono inventato, posso arrabbiarmi se loro la raccontano ad altri?! Sono convinto che non può esserci una regola morale assoluta e in questo caso il principio guida dovrebbe essere di fare ciò che più giova alla collettività. E, nel dubbio, lasciare una maggiore libertà, perché sia ben chiaro, il copyright è una limitazione abbastanza arbitraria alla libertà personale.

Non voglio affermare che eliminare tout court ogni forma di copyright sarebbe la soluzione migliore, anche se a mio avviso la società nell'insieme ne guadagnerebbe rispetto al sistema attuale, senza limitare poi tanto l’esistenza e la creazione di contenuti (o almeno questo vale per quanto riguarda contenuti principalmente ludici, non avere una minima forma di copyright per esempio per giornali o libri di testo potrebbe creare qualche problema). Ma per esempio limitare il copyright (non il diritto d’autore che è una cosa diversa) a 10 anni, permetterebbe a chiunque di ottenere guadagni più che sufficienti, e chi è disposto ad aspettare avrebbe un mondo da guadagnarci.

Un mio consiglio: se volete finanziare i musicisti che vi stanno a cuore andate ai loro concerti!

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